FABRIZIA ZORZENON
METODO | 14.07.2021 | 4 MIN

Il ruolo della grammatica nello studio delle lingue straniere.

Uno degli errori più comuni nello studio delle lingue straniere è quello di concentrarsi (quasi) esclusivamente sullo studio della grammatica. Questa, tuttavia, per essere realmente compresa in tutte le sue sfumature, necessita di un studio a monte dei fattori che l’hanno generata: vale a dire, cultura e suono.

Per capiremeglio, vediamo come nascono le lingue, in 5 semplici passaggi:

1. L’uomo ha un pensiero in testa.
2. Questo pensiero genera in lui un’emozione (es. se penso alle vacanze provo un’emozione di pace e tranquillità, se penso invece al lavoro sono magari più ansioso).
3. L’emozione influenza la postura del suo corpo (es. se sono felice ho una bella postura aperta ed eretta, mentre se sono triste e depresso sono chiuso e accovacciato).
4. La postura, e dunque il corpo, fa da cassa di risonanza e modella il suono che esce dalla sua bocca dando così vita all’accento (questa è una dinamica che ad esempio i cantanti conoscono bene: a seconda della postura che assumiamo, la nostra bocca produce suoni differenti)
5. Sull’accento, come ultima ruota del carro, si costruisce la grammatica. In altre parole, come una sorta di spartito musicale, l’accento (ritmo, tonalità, velocità, etc.) detta le linee guida per lo sviluppo della grammatica e della sintassi.

Quindi, quella che è dai più considerata il punto di partenza, nella realtà rappresenta solo l’ultimo tassello, l’ultima ruota del carro, di un processo che nasce a monte da pensiero e suono: “io penso e, in base a come penso, agisco e dunque parlo”.

E se questo vale per tutte le lingue, lo vale ancora di più per l’inglese e tedesco, due lingue nelle quale la maggioranza delle eccezioni grammaticali sono di origine puramente culturale e fonetica. Un esempio è l’evoluzione storica di “tu eri”, che da “you was” si è gradualmente trasformato in “you were” semplicemente perchè più “in tono” con le qualità melodiche di questa lingua.

“La grammatica ha senso insegnarla unicamente a chi la lingua già la conosce ed è in grado di apprezzarla. Soprattutto quando si ha a che fare con lingue appartenenti a ceppi linguistici differenti dal proprio, è praticamente impensabile immaginare che una persona possa afferrarne la grammatica se prima non la si è messa nelle condizioni di fare propri i suoni e il pensiero che l’hanno determinata. Viceversa, partire da quest’ultimi, non solo ti permette di appropriarti delle sue regole con estrema facilità, ma ti consente anch edi sviluppare in poco tempo una consapevolezza della lingua tale che parlarla diventa poi un fatto automatico e naturale” (Frau Zorzenon)

GRAMMAR = GLAMOUR

È interessante notare come il termine stesso “grammar” sia stato per secoli utilizzato come sinonimo di “glamour”. Questa correzione spiega chiaramente il ruolo giocato dalla grammatica nello studio di una lingua.

La grammatica non crea; la grammatica rifinisce.

In altre perole, prima si crea la lingua e si mette lo studente nelle condizioni di parlarla attraverso il pensiero (osservazione) e il suono (ascolto), e poi, solo quando questa è già in circolo, si interviene con la grammatica per dare alla lingua la sua forma definitiva.

PENSIERO + SUONO = SOSTANZA
GRAMMATICA = FORMA

Purtroppo, nelle scuole italiane – dove si segue il metodo tradizionale/latino – quando si parla di lingue straniere si fa l’esatto contrario. Si passa anni e anni a studiare grammatica – a lavorare cioè sulla forma esterna della lingua – trascurando invece gli elementi che concretamente creano la lingua e ti mettono nelle condizioni di parlarla, di pancia. Come dice sempre Frau Zorzenon, “a ben poco serve conoscere a memoria vocaboli e grammatica, se in testa non hai innanzitutto i suoni e le immagini di quella lingua”.

Originariamente era “You Was”?

Hai mai sentito dire “you was”?

A prima vista potrebbe sembrare un errore banale, persino imbarazzante. Ma se ti dicessimo che una volta questa forma veniva considerata corretta e usata per distinguere tra tu e voi? Pensaci:

I was
You was
He/She/It was
We were
You were
They were


Avrebbe senso,no?

E infatti lo aveva! You was è una forma che è oggi presente solo in certe parlate provinciali, come in quelle delle aree a sud-est dell’Inghilterra, ma che era largamente attestata fino al 1762, anno di pubblicazione di una pietra miliare nella grammatica inglese: A Short Introduction to English Grammar, di Robert Lowth.

Vescovo anglicano e professore di poesia ad Oxford, Lowth ha contribuito non solo a descrivere la lingua inglese, ma anche a giudicarla e adettare molte delle regole che seguiamo ancora oggi, tra le quai l’abolizione dello “You Was” in favore dell’attuale “You Were”!

La ragione di questa correzione risiede nel fatto che “you were” suonava meglio alle sue orecchie, ovvero era più in sintonia con la musicalità della lingua inglese. E se questa spiegazione può sembrare di primo acchito bizzarra, la verità è che molte delle eccezioni presenti oggi nella grammatica inglese sono proprio di origine fonetica. Come dice sempre Frau Zorzenon, “Inglesi e tedeschi non vanno a letto con la grammatica. Se una regola grammaticale li porta astonare, la ignorano e fanno eccezione così che la musicalità della lingua possa essere preservata”.  E questo principio è stato da sempre usato in maniera così ferrea e acritica che, 50 anni più tardi, persino Jane Austen correggeva un passaggio del suo famoso Mansfield Park che nella prima edizione riportava: “I thought you wasagainst me”.

E tu, quand’è stata la prima volta che hai sentito dire “you was”?

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